NIS2 ha reso la cybersecurity una responsabilita diretta del management aziendale. I direttori non possono piu delegare completamente al reparto IT - devono comprendere il rischio cyber e prendere decisioni informate. Ma c'e un problema di comunicazione: il linguaggio tecnico della cybersecurity e incomprensibile per la maggior parte dei CDA. Una buona presentazione sulla cybersecurity per il board deve tradurre rischi tecnici in impatti aziendali.
Cosa i direttori devono capire
Non servono dettagli tecnici. Servono tre cose: primo, il livello di rischio attuale dell'azienda espresso in termini di impatto sul business (non "abbiamo 47 CVE critiche" ma "abbiamo vulnerabilita che, se sfruttate, potrebbero causare 5 giorni di fermo produttivo"). Secondo, la postura attuale rispetto ai requisiti normativi (NIS2, GDPR) e il gap da colmare. Terzo, un piano di investimento con costi, tempi, e riduzione del rischio attesa.
Il framework che uso per le presentazioni al board
Organizzo la comunicazione in quattro sezioni. "Dove siamo": assessment attuale con metriche comprensibili (tempo per rilevare un incidente, tempo per ripristinare i servizi, percentuale di asset monitorati). "Cosa rischiamo": scenari concreti con impatto finanziario stimato (un ransomware ci costerebbe X, un data breach ci costerebbe Y). "Cosa stiamo facendo": iniziative in corso con stato di avanzamento. "Di cosa abbiamo bisogno": budget richiesto con ROI atteso in termini di riduzione del rischio.
Un consiglio cruciale: non spaventare il board - informa il board. Il terrore non porta a decisioni razionali. Le metriche, gli scenari concreti, e il confronto con i peer di settore portano a decisioni informate. E includi sempre i successi: gli incidenti evitati, le vulnerabilita corrette, i miglioramenti misurabili. Il board deve vedere la cybersecurity come un investimento che genera valore, non come un costo infinito senza ritorno.
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